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Marlane Marzotto, un silenzio soffocante

"Voi fate il miele, oh api, ma sono altri che lo colgono"


PALMIRO TOGLIATTI

"Voi fate il miele, oh api, ma sono altri che lo colgono"

Tribuna elettorale - 1963


Percorrendo da un capo all'altro l'Italia, ciò che soprattutto colpisce è la profondità, è l'ampiezza degli squilibri, dei contrasti, delle vere fratture di cui soffre, oggi, il nostro paese. E non sono nella natura delle cose. Sono espressione e conseguenza di errati indirizzi economici e politici di governo.

Quando scendete alla stazione di Milano vi viene incontro una schiera di colossali grattacieli. Uno di questi edifici costa, per costruirlo, almeno quattro miliardi di lire. Un alloggio, in esso, vale dai quaranta ai sessanta milioni e anche più. Ma a Milano, secondo una statistica abbastanza recente, più della metà delle abitazioni delle famiglie comuni sono di uno o due vani. La metà mancano di riscaldamento. E siamo in quella che viene chiamata “la capitale del miracolo”.



Immaginate voi la situazione che potete incontrare in un borgo del mezzogiorno, della Sicilia … Certo, vi è stato da noi, come in quasi tutto il resto del mondo, un notevole sviluppo dell'industria e degli scambi. Si vedono, oggi, molte cose nuove. Alcuni luoghi hanno cambiato il loro aspetto. Ma è profondamente mutato anche l'animo degli uomini. I vecchi timori, i vecchi fanatismi, le vecchie costrizioni non agiscono più come prima. Donne che hanno avuto accesso al lavoro, giovani che sognano un avvenire di benessere, di libertà e di pace, lavoratori di tutte le categorie, sono tratti a considerare più a fondo le condizioni così spesso disagiate e tristi della loro esistenza. Sentono, più vivamente di prima, le ingiustizie della situazione odierna. In misura sempre più grande, pensano che si può e si deve cambiare. Il vero problema è che lo sviluppo economico è stato sino ad ora regolato, essenzialmente, dalla dura legge del profitto, dell'interesse del grande capitale e dei ceti privilegiati. Il popolo ha lavorato forte. Il ritmo di lavoro nelle officine è diventato così intenso che esaurisce un uomo nel corso di non molti anni. Ma è accaduto come per le api dell'amaro verso con il quale Virgilio accusava i profittatori dell'opera sua: Ricordate voi fate il miele, oh api, ma sono altri che lo godono. I profitti dei grandi capitalisti, alle stelle. I salari e gli stipendi, ci sono volute lotte di anni per strappare scarsi miglioramenti, limati di settimana in settimana dal rincaro della vita.



Nei treni, nelle stazioni, vi colpisce, oggi, una folla di gente disagiata, povera, con le grandi valige sdrucite, tenute assieme da un giro di spago, che va in cerca del lavoro, spesso alla ventura verso terre straniere o per battere alla porta delle grandi officine nell'Italia settentrionale. Perciò da Firenze, da Roma, da Napoli, andando verso il sud trovate la maggior parte delle campagne che si spopolano. In alcune regioni, in Lucania, in Calabria, la situazione è drammatica.

Ed è un economista appartenente al partito dominante che ha previsto che se non si arresta questo esodo, questa fuga dalle campagne, la questione meridionale non si risolve più perché il Mezzogiorno precipiterà sempre più in basso né riuscirà a risollevarsi.

Si deve cambiare questa situazione. Ma questo vuol dire mutare profondamente gli indirizzi seguiti sinora che sono stati, nella sostanza, quelli che ha voluto il grande capitale monopolistico, con qualche concessione paternalistica, con un timido tentativo di mutamento quando non se ne poteva più fare a meno.

Occorre, cioè, una svolta. Una svolta a sinistra per un rinnovamento economico e politico profondo. Intervenire con un piano di sviluppo economico democratico. Difendere ed estendere i diritti dei sindacati operai nelle fabbriche al fine di poter superare l'abisso che oggi separa il salario dal profitto. Realizzare una riforma agraria generale. Creare al coltivatore piccolo e medio una situazione economica nuova. Accelerare con ogni mezzo, nel sud, lo sviluppo industriale. Organizzare in modo nuovo tutto il tessuto della nostra società civile creando, tra l'altro, nuovi centri di autonoma vita democratica come le regioni che la nostra Costituzione prevede quale struttura fondamentale del nostro Stato.

Ciò che noi vogliamo e il voto che chiediamo è, quindi, un voto per la collaborazione di tutte le forze democratiche ma contro la prepotenza, l'arbitrio, la corruzione che oggi partono dall'alto. Contro quella scissione del movimento operaio che è il sogno non realizzabile di chi vive sfruttando il lavoro altrui.

La nostra accresciuta forza, nel paese e nel parlamento, è ciò che occorre per aprire davvero una prospettiva nuova di pace, di sviluppo democratico, di ascesa del benessere dei lavoratori, di avvento al potere delle classi lavoratrici.



Il socialismo è la nostra meta, noi non lo nascondiamo.


Vogliamo una società nuova fondata sulla fine dello sfruttamento, sulla solidarietà e fraternità di tutti gli uomini, sulla loro uguaglianza sociale, sull'accesso di tutti al benessere, alla cultura, alla gestione economica e politica del potere e sulla pace.

Per questo lavoriamo e combattiamo.

Ed oggi, per la nostra Patria, quello che vogliamo è una svolta a sinistra per un'avanzata democratica, secondo le linee previste dalla nostra Costituzione. Secondo i principi che essa sancisce e che aprono al popolo italiano la speranza, ove siano applicati, di un luminoso avvenire di progresso, di libertà, di felicità.

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