'Ancora morti sul lavoro, qualche domanda a Zaia' - Di Giorgio Langella

'Ancora morti sul lavoro, qualche domanda a Zaia' - Di Giorgio Langella - rossoverona



E' stata data, dai mass media nazionali, questa notizia (il titolo riportato è quello di ansa.it):

“India, crolla edificio: almeno 3 i morti. Altri dieci operai sarebbero dispersi tra le macerie a New Delhi”
 
Una notizia che è giusto mettere in risalto. Una tragedia del lavoro che parla di lavoratori sfruttati, con scarse protezioni, che operano in condizioni pericolose e che muoiono. È avvenuto in India, un paese grande, lontano … e si sa che là le condizioni di lavoro sono quelle che sono.

E in Italia? Se fossero date le notizie di quello che avviene nei luoghi di lavoro del nostro paese (civile, avanzato, moderno, ecc. ecc.) almeno con lo stesso risalto ci accorgeremmo che in Italia i decessi (ma chiamiamole come quello che sono: omicidi) per incidente nei luoghi di lavoro avvengono troppo spesso e sono troppi.

Si sappia che, in Italia, tra ieri e oggi (18 luglio 2018 ore 11.30) sono morte cinque persone (non cose o numeri) per infortunio nei luoghi di lavoro.

Queste le notizie che si possono reperire:

17 luglio 2018 – (ansa.it)
Un operaio di 46 anni, Angelo Serra, originario di Nulvi (Sassari), è morto stamattina mentre lavorava nella zona industriale di Olbia. L'uomo stava scaricando da un camion dei tubi in metallo per la realizzazione di impalcature, ma per causa ancora da accertare è rimasto schiacciato dal carico che maneggiava.
Sul posto, oltre ai colleghi e al personale medico del 118, sono giunti gli uomini del commissariato di Polizia di Olbia che stanno ricostruendo la dinamica dell'incidente.

17 luglio 2018 – (napolitoday.it)
Un uomo è morto questa mattina nella fabbrica di prodotti per l'industria dolciaria Ambrosio-Idav, a Striano, in provincia di Napoli. Si tratterebbe di una fatalità avvenuta sul luogo di lavoro: l'uomo, 70 anni, è rimasto schiacciato dal rimorchio del suo camion. Il settantenne si era recato in fabbrica, probabilmente per consegnare una fornitura, ed è rimasto vittima - secondo le prime ipotesi - di una manovra azzardata.

18 luglio 2018 – (ragusaoggi.it)
Ancora una tragedia sul lavoro. Questa volta è accaduto ad Eboli nel Salernitano. Michael Gutta, 23enne originario di Ragusa  in Sicilia, ieri mattina intorno alle 11 stava lavorando all’installazione di una serra agricola. Poi qualcosa è andato storto ma la dinamica precisa è ancora da accertare. I colleghi hanno provato la disperata corsa in ospedale ma lì sarebbe giunto già privo di vita. A darne notizia è Radio Alfa.Inutili i tentativi di rianimarlo. La salma è stata sequestrata e sull’incidente indagano i carabinieri. I militari dell’Arma hanno ascoltato i colleghi del giovane operaio siciliano. L’ipotesi della morte per folgorazione è trapelata dall’esame esterno svolto dal medico legale. Nei prossimi giorni l’autopsia. Al momento nessuno è indagato. Dalla Sicilia intanto sono arrivati i familiari dell’operaio.

18 luglio 2018 – (il canavese.it)
Cade dal tetto della scuola dove stava facendo dei lavori di ristrutturazioni, aveva appena 34 anni.
E’ accaduto ieri pomeriggio, intorno alle 17. Il ragazzo, 34 anni, stava eseguendo dei lavori di ristrutturazione sul tetto della scuola media di via Roma a Cambiano. Si chiamava Ebrahim Fohil Esami Yahia Zaky, era nato in Egitto ma viveva a Torino con la moglie ed era titolare della ditta Fohil ponteggi insieme a suo cugino.

18 luglio 2018 – (ilgiorno.it)
In un incidente sul lavoro avvenuto oggi, mercoledì 18 luglio 2018, ha perso la vita un lavoratore di 55 anni. Il drammatico infortunio è avvenuto in via Latteria a Talamona, non lontano dall'area industriale della Bassa Valtellina in un cantiere all'aperto, lungo una strada. L'operaio ha subito lesioni mortali da schiacciamento. A nulla sono valsi i tempestivi soccorsi. Sul posto oltre al personale sanitario dell'ambulanza sono intervenuti i carabinieri di Morbegno e i tecnici dell'Ats della Montagna che indagano sull'episodio. 

Certo, bisogna cercare tra la cronaca locale, in notizie che vengono riportate  spesso solo dai giornali on-line locali. Bisogna cercarle tra una miriade di notizie che parlano di altro (cose importanti o futili, tragedie o “gossip” sembra che tutto lo stesso e abbia la stessa importanza). E si fa fatica. È necessario essere testardi, “perdere tempo” ma, alla fine, si ha la fotografia di quello che succede nel nostro paese, in Italia (ripeto che si definisce civile, avanzato, moderno, ecc. ecc.) nei luoghi di lavoro. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Sempre.

Oggi si può leggere anche che Zaia, il “governatore” (ma non sarebbe meglio chiamarlo con la giusta denominazione di presidente della Regione?) veneto, ha dichiarato che riguardo la sicurezza sul lavoro l'obiettivo è “mortalità zero”.

Afferma, Zaia, che i lavoratori morti per infortunio in veneto sono 33  e che bisogna agire (Egregio presidente, i morti nei luoghi di lavoro in Veneto sono molti di più. Ad oggi, se ne contano 44 ed è la “sua” provincia di Treviso a fare da capofila con 12 lavoratori deceduti – fonte “Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro” che documenta giorno per giorno tutti i caduti sul lavoro anche chi non è assicurato INAIL)

Per questo, subito dopo la tragedia delle Acciaierie Venete di Padova, Zaia aveva convocato un tavolo istituzionale con tutte le parti coinvolte: Regione, Ispettorato interregionale del lavoro, Inail, Vigili del Fuoco, Ance, Anci e Upi, sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil), associazioni datoriali (Casartigiani, Cia, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato Imprese, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria, Confimi Industria, Confprofessioni) e centrali della cooperazione (Confcooperative e Legacoop), che hanno controfirmato il “Piano strategico regionale 2018-2020 per la prevenzione di infortuni e malattie professionali in Veneto”.

Bene, qualcosa si muove (forse) ed è positivo l'annuncio (basta che non resti l'ennesima promessa) dell'assunzione di 30 tecnici per la prevenzione al fine di rafforzare lo Spisal.

Verrebbe da dire “finalmente” ma forse sarebbe meglio chiedere “ma dove eravate mentre i lavoratori morivano in silenzio, uno alla volta? Dove eravate mentre le condizioni di chi vive del proprio lavoro si sono fatte sempre più precarie, mentre sono state cambiate le leggi (rif. Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, Decreto Legislativo 81 del 9 aprile 2008, “ultimo atto” del governo Prodi) che tentavano di porre delle regole e dei vincoli per, almeno, contenere il numero dei morti sul lavoro e delle malattie professionale?

Ma sarebbe giusto anche chiedere al presidente della regione Veneto se si ricorda chi ha iniziato a cambiare quelle regole e quella legge. Si ricorda, egregio presidente Zaia, che Lei faceva parte di quel governo che appena insediato, nella seconda metà del 2008, ha iniziato a smantellare quella legge? (forse perché “ostacolava” lo sviluppo e il profitto delle imprese con regole troppo “onerose e costose” per “lorpadroni”?) Si ricorda? E adesso cosa intende fare, cosa propone oltre alle dichiarazioni e agli annunci? Non sarebbe, forse, utile e necessario iniziare ripristinando tutto il contenuto originale di quella legge, senza guardare in faccia nessuno e in primo luogo “lorpadroni”?

Ci dicano, Zaia e “tutte le parti coinvolte”, se intendono operare in tal senso oppure se ritengono sufficiente fare qualche annuncio, dichiarare qualcosa, farsi intervistare pronunciando qualche slogan per far credere che di lavoro non si morirà più.

Ci dicano se intendono fare qualcosa di serio e utile per chi vive del proprio lavoro anche a costo di contrastare i desiderata e i profitti delle “imprese”. Alle quali, per altro, in campagna elettorale e dopo hanno promesso ulteriori abbattimenti del costo del lavoro (ma la sicurezza non è, forse, considerata da “lorpadroni” un costo e un impedimento alla competitività?).

Ci dicano, infine, chi deve pagare il costo degli investimenti necessari per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Chi lavora o i padroni?

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