Su Elena Donazzan e le sue “esternazioni”.

Su Elena Donazzan e le sue “esternazioni”. - rossoverona

 

 

di Giorgio Langella

Qualche giorno fa Elena Donazzan durante una telefonata del programma radiofonico “La zanzara” su Radio 24 ha affermato (come riporta dagospia.com) “Mussolini? E’ stato un grande statista, l’ha detto Churchill, quindi io non faccio che inchinarmi. Pure Ghandi disse qualcosa di molto positivo su Mussolini. Che sia stato uno dei più grandi statisti italiani è una cosa oggettiva, credo. L’economia con lui crebbe, ci furono grandi opere infrastrutturali, ci furono tutte le azioni sociali…e pensate che non mi sono neanche fumata una canna”. E poi “Trovo assurdo dirsi fascista oggi. Poi qualche errore il Duce lo ha commesso, le leggi razziali su tutto. Ma resta nel mio cuore, resta nel cuore e nella testa della mia famiglia. Io vengo da una famiglia di militari che fecero la scelta di rimanere nel giuramento che fecero prima della guerra. E quindi io amo la mia famiglia prima di tutto. I partigiani? Come in ogni guerra civile che è forse la peggiore delle forme di guerra hanno fatto cose allucinanti, quando parliamo di partigiani rossi. Quelli bianchi erano tutt’altro, però si fa ancora fatica a distinguere tra partigiani bianchi e rossi”.

 

Qualche riflessione, penso, sia doverosa. Così come qualche domanda. L'assessore veneta all'istruzione (sic) dice che trova “assurdo dirsi fascista oggi”, ma esserlo? È, anche questo, assurdo per Elena Donazzan? Inoltre, è abbastanza imbarazzante “inchinarsi” (di fronte a Churchill o a Mussolini?) o affermare che le leggi razziali furono “un errore”. No, signora Donazzan, le leggi razziali non possono essere considerate “un errore” ma un crimine atroce voluto da Mussolini (non, quindi, uno dei più “grandi statisti italiani”, ma un criminale). Infine si tenga nel suo cuore Mussolini e resti fedele al giuramento che fecetro i suoi familiari (a, proposito, da militari avevano giurato a Mussolini o al re? Perché, vede, molti militari non si “inchinarono” a Mussolini e scelsero di diventare partigiani o furono deportati nei campi di sterminio tedeschi) ma tenga presente che se può dire quello che vuole è grazie al fatto che i partigiani “rossi o bianchi”, repubblicani o monarchici, socialisti, azionisti, comunisti, liberali e cattolici non si inchinarono ai fascisti ma li combatterono in tutte le forme possibili e riuscirono a riscattare la nostra Patria dall'orrore nel quale Mussolini l'aveva fatta precipitare.

 

Un'ultima cosa. Circa un mese fa ricorreva l'anniversario della morte di Camilla Ravera. Partigiana e comunista. Io la vorrei ricordare. Camilla Ravera era una piccola signora, esile e, apparentemente, fragile che fu incarcerata e mandata al confino da Mussolini e che non abbassò mai la testa e non si inchinò mai di fronte a niente e nessuno. Si tenne stretta la sua

determinazione di lottare perché non esistessero più né sfruttati né sfruttatori. Un patto che aveva stretto con se stessa e il popolo italiano.

 

Ecco, furono persone come Camilla Ravera che mantennero alto l'onore del popolo italiano, nonostante tutto, anche se erano un'esigua minoranza, anche se hanno dovuto subire torture fisiche e morali. Fu la presa di coscienza e la ribellione di quelle persone integre come Camilla Raverae che permise di sconfiggere il nazifascismo e di scrivere una Costituzione nella quale il principio fondamentale è quello della solidarietà e dell'uguaglianza, non certo quello della discriminazione e della prevaricazione.

 Mi sembra che esista una grande differenza tra Camilla Ravera e Elena Donazzan.

 

IN RICORDO DI DANTE DI NANNI

una breve nota informativa sulla vicenda di questo partigiano gappista, morto giovanissimo a Torino il 18 maggio 1944. In allegato anche un estratto dal libro 'Senza tregua - la guerra dei GAP', di Giovanni Pesce.

 

Motivazione medaglia d’oro al valor militare a Dante di Nanni

 

«Combattente di una Brigata Garibaldina, già distintosi in parecchi attacchi contro i fascisti ed i tedeschi, passava volontario ai gruppi di azione patriottica (G.A.P.) operanti a Torino e partecipava ad una pericolosa azione contro una radio emittente fascista. Nel combattimento che seguì all’azione vittoriosa, benché ripetutamente ferito riuscì a sfuggire al nemico. Circondata la casa nella quale aveva trovato rifugio, all’intimazione di resa rispondeva con supremo disprezzo aprendo il fuoco ed impegnando battaglia. Per diverse ore sostenne da solo la lotta contro soverchianti forze nemiche uccidendo e ferendo numerosi militi fascisti e tedeschi. Esaurite le munizioni, per non cadere vivo nelle mani del nemico, si affacciava alla finestra e, salutato il popolo che fremente si era raccolto intorno al luogo del combattimento, al grido di « Viva l’Italia » si lanciava nel vuoto con il pugno chiuso suggellando la sua indomabile vita col supremo sacrificio.»

— Torino 19 maggio 1944, alla memori

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